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Il presidente del Consiglio comunale di Legnago Paolo Longhi si inserisce nella polemica tra il Teatro Salieri e il sindaco

Nella querelle in atto da giorni tra la Fondazione culturale Salieri e il sindaco di Legnago si inserisce, un po’ a sorpresa, anche Paolo Longhi. Il presidente del Consiglio comunale, nella giornata di ieri, ha infatti scelto di rivolgersi a Stefano Gomiero con una missiva. «Caro Stefano», esordisce Longhi, «ti scrivo questa lettera aperta desiderando offrire a te e – a chi vorrà leggermi – il mio punto di vista; la mia opinione, peraltro, Te l’avevo già espressa al telefono, così come l’avevo esplicitata al sindaco. Tanto è sempre la stessa. E sarà poca cosa ma lo devo, più che per “amor di verità” (per usare tue parole), perché è giusto che, nell’ambito di un contrasto tra importanti istituzioni della nostra città – peraltro rappresentate da amici per me carissimi – ci sia anche il mio, pur modesto, contributo. A dirla tutta non sono affatto scandalizzato per la pubblicità che le opposte valutazioni – la tua e quella del sindaco – hanno ottenuto sui media. D’altra parte se scegli – legittimamente – di passare per il protocollo comunale, con una missiva indirizzata a tutti i consiglieri e anticipata alle testate giornalistiche, non vedo cosa rimproverare al sindaco per averti risposto con un comunicato stampa».

«Sono francamente dispiaciuto», afferma il presidente del Consiglio comunale, «per la concitazione che avrebbe caratterizzato l’incontro in municipio tra la nostra Margherita Ferrari, i dirigenti del Comune e il primo cittadino, anche se debbo precisare che tutti i protagonisti della vicenda mi hanno confermato che da questo confronto non sarebbero sortite offese. Venendo al merito, corrisponde al vero che il Comune non ha erogato alla Fondazione culturale Salieri tutti i fondi stanziati a bilancio per il 2020. Del resto – ma non debbo certo spiegarlo a te – più volte la Corte dei Conti ha specificato che alle Fondazioni di cui l’Ente pubblico è promotore e fondatore non è applicabile la norma di cui all’art. 21, comma 3-bis del Dlgs. n. 175/16, introdotta con il Dlgs. n. 100/17, che permette alle pubbliche amministrazioni partecipanti di ripianare le perdite subite dalla società partecipata, laddove sussistano somme già accantonate a tal fine. Detta norma, infatti, si applica esclusivamente alle Società e non si riferisce direttamente agli altri organismi partecipati. L’ente locale potrebbe erogare ad una fondazione di partecipazione specifici contributi alle condizioni ampiamente elaborate dalla giurisprudenza contabile, contributi predeterminati da una specifica convenzione di servizio, sulla base di un accertato e motivato interesse pubblico che il Comune abbia il compito di soddisfare, fermo restando il rispetto della disciplina in materia di erogazioni di risorse pubbliche a favore dei privati. In buona sostanza, senza convenzione e senza realizzazione di eventi, la Fondazione non avrebbe diritto a percepire contributi pubblici (altra storia sono le elargizioni di privati che ovviamente non scontano le limitazioni speciali del Comune). Tant’è che il contributo straordinario di 20mila euro è stato erogato proprio per la realizzazione di specifiche iniziative nei mesi estivi».

«Al di là del fatto che la pandemia e le conseguenti restrizioni non hanno aiutato la programmazione e la diffusione di eventi culturali (e la contestuale mancata cassa integrazione dei dipendenti non ha fatto risparmiare denari, anzi)», sottolinea l’esponente della maggioranza, «l’erogazione dei 20mila euro, assommata alla mancata richiesta delle pigioni per il teatro, pari a 36mila euro, pone la contribuzione di questa Amministrazione in linea con quella dell’esecutivo che l’aveva preceduta a Palazzo de Stefani…E senza che in precedenza io abbia letto di così pesanti j’accuse. In ogni caso si capisce, dalla lettura delle missive, che detta convenzione sarebbe stata rimpallata più volte tra Comune e Consiglio di indirizzo della Fondazione per la volontà dell’Amministrazione di affiancare al Direttore artistico la figura di un Consulente. Ad essere sincero non mi pare una richiesta in contrasto con lo statuto della fondazione che presiedi, atteso che l’art. 16 pone tra i compiti del consiglio di indirizzo quello di nominare consulenti per settori di attività e, ancora, l’art. 18 facoltizza il direttore artistico ad avvalersi di coadiutori esecutivi per determinati compiti».

Paolo Longhi conclude il suo articolato intervento rivendicando quanto la cultura sia centrale per la Giunta guidata dal primo cittadino Graziano Lorenzetti: «La nostra Amministrazione è stata eletta per moltiplicare le occasioni della cultura e rafforzare il legame tra la città ed il Teatro Salieri, facendone il punto di partenza e di riferimento per progettare e realizzare cultura anche al di fuori delle sue mura (cito dal nostro programma e dalle linee programmatiche votate dal Consiglio comunale). Che la Fondazione di partecipazione sia un organismo autonomo dal Comune ma che questi partecipi attivamente alla sua vita è un dato giuridico inequivocabile. E tra i modi per far convivere – bene – due istituzioni, laddove sorga un contrasto, ne conosco due: il primo è quello della revoca del consigliere di indirizzo che non goda più della fiducia di chi l’ha nominato (art. 16 del Vostro Statuto). Il secondo, che io preferisco, sta nel cercare di far nascere – per dirla con Eraclito – l’armonia più bella dalla contesa, cercando di comprendere gli uni le esigenze degli altri. Confidando che i rappresentanti delle istituzioni riescano a superare i propri personali sentimenti nel segno della più alta importanza che hanno i ruoli che essi rivestono per la nostra comunità».

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