Politica

Chiusura delle scuole, per Elisa De Berti è ingiusto incolpare unicamente la politica

Si tratta di scuola vera oppure no? L’ingresso del Veneto in zona rossa ha costretto gli istituti scolastici di ogni ordine e grado – con l’unica eccezione delle attività che prevedono espressamente l’utilizzo dei laboratori – a ricorrere forzatamente alla didattica a distanza; all’atto pratico questo ha significato, per circa 685mila studenti veneti, ritornare a seguire le lezioni dallo schermo di un computer. Una situazione che ha generato parecchio malcontento e vibrante proteste da parte di alunni, genitori e dirigenti scolastici, riaccendendo il dibattito sulla Dad; sono in molti, infatti, a ritenere che essa non sia affatto il miglior compromesso possibile in una situazione fortemente condizionata dall’emergenza sanitaria in atto, ma rappresenti piuttosto il il fallimento di una classe politica incapace di individuare soluzioni efficaci.

Tra le tante voci che hanno voluto esprimere il proprio parere sull’argomento c’è anche quella, autorevole della vice presidente della Regione del Veneto, Elisa De Berti, che nella giornata da ieri ha pubblicato un post al riguardo sul proprio profilo Facebook.

«Anche io sono dispiaciuta per il ritorno in Dad», esordisce l’ex sindaco di Isola Rizza. «Anche io sono mamma di due adolescenti che preferirei andassero a scuola», sottolinea, «anch’io ritengo che l’efficace apprendimento avvenga a scuola in presenza; anche io considero la socialità una necessità per bambini e ragazzi». «Mi viene in mente ‘scagli la prima pietra chi è senza peccato’, perché il virus non si diffonde da solo», afferma polemicamente Elisa De Berti. «Forse», conclude la numero due della Giunta guidata da Luca Zaia, «prima di lanciare mille accuse, potremmo farci tutti (io compresa) un esame di coscienza».

Successivamente Elisa De Berti non si è sottratta al confronto, dialogando con chi ha espresso un punto di vista differente. «Forse non ci siamo capiti. non dico che è giusto chiudere le scuole (la subisco anche io)», chiarisce in un commento, «Dico che vedo tante dita puntate, e forse servirebbe la decenza di tenere le dita basse. Le chiese aperte e i supermercati aperti, quindi la cosa giusta sarebbe lockdown totale? Mah. Le aziende di trasporto privato non sono state coinvolte? Oltre 600 autobus in Veneto. Alcune aziende non hanno aderito e la colpa di chi è? Le chiusure non dipendono da noi e il virus gira. Il perché ditemelo voi. Se le scuole fossero aperte sarei felice tanto quanto voi».

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