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Legnago, il “Piano degli Interventi” entra nella fase di concertazione

Con il primo incontro svoltosi lunedì nella sala consiliare del municipio di Legnago, si è aperta la fase di concertazione in merito al “Piano degli Interventi”, che è uno dei principali strumenti urbanistici che andranno a ridisegnare lo sviluppo della città per i prossimi vent’anni.

In aula erano presenti il sindaco Graziano Lorenzetti, il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Roberto Danieli, e gli architetti Giuseppe Cappochin e Jacopo Rettondini. Erano invece collegati da remoto gli architetti Franco Frison ed Eugenio Bacchilega, il presidente della Fondazione Fioroni Luigi Tin, il presidente di “Vivilegnago” Nico Dalla Via e Paolo Caldana di Confcommercio Verona.

L’incontro era incentrato sui possibili interventi di riqualificazione del centro storico e della città nuova. Il sindaco Graziano Lorenzetti ha ringraziato l’architetto Giuseppe Cappochin, e ha ricordato che la volontà dell’Amministrazione è proporre non una variante al “Piano degli Interventi”, bensì un nuovo piano, che cambi profondamente il precedente. L’obiettivo è creare città del futuro proiettata sia sulla qualità architettonica, sia sulla riqualificazione urbana. Per il sindaco «è necessario puntare sulla qualità e sulla semplificazione burocratica e procedurale, per poter arrivare a compiere molti interventi in città». Il primo cittadino, dopo aver ricordato la figura del legnaghese Luigi Piccinato, urbanista e autore di uno dei primi piani regolatori della città, ha ringraziato l’architetto Alessandra Pernechele per il suo contributo. Lorenzetti, inoltre, ha ricordato che questa fase di concertazione sarà contraddistinta da altri due incontri: uno è in programma il 29 marzo e sarà incentrato sul polo produttivo di San Pietro, mentre l’altro avrà luogo il 12 aprile, e servirà per giungere ad una sintesi delle proposte avanzate.

Il vicesindaco Roberto Danieli ha ricordato che una buona parte del piano è imperniata su una nuova visione del centro storico, per fare in modo che si rivitalizzi. «In quest’ottica» – spiega – «prevederemo sgravi sul calcolo degli oneri per gli esercenti che intendono investire a Legnago». Il vicesindaco ha ringraziato l’architetto Rettondini, che sta realizzando – su incarico dell’Amministrazione – il masterplan per la riqualificazione della darsena del Bussè e dei collegamenti tra quella parte della città e il centro storico. «L’Amministrazione comunale – conclude – intende coinvolgere più personalità, in modo tale che il Piano sia più possibile concertato».

L’architetto Giuseppe Cappochin ha riassunto quanto era emerso durante l’incontro dell’1 marzo. «La funzione principale del “Piano degli Interventi” – evidenzia Cappochin – è individuare e disciplinare gli interventi di trasformazione del territorio, in coerenza con il Piano di assetto del territorio (Pat)». Cappochin suggerisce l’idea che Legnago possa diventare una città moderna, competitiva e sostenibile dal punto di vista dei servizi offerti, ma anche della crescita culturale e della qualità ambientale. Per arrivare a questo risultato occorre, secondo la sua opinione, dare più opportunità a chi intende investire e valorizzare la cultura dell’accoglienza e dell’ospitalità.

L’analisi dell’architetto Franco Frison parte dall’atlante dei centri storici della Regione del Veneto, per capire come si è evoluta l’estensione del centro storico, che in tempi recenti ha incluso anche i villini novecenteschi che si affacciano su viale dei Tigli. «Ulteriori aspetti da considerare – argomenta – sono la possibilità di utilizzare temporaneamente, per un periodo massimo di tre o cinque anni, alcuni spazi anche in modo difforme da quanto previsto dal Piano, con l’obiettivo di stimolare lo sviluppo e l’insediamento di start-up che rivitalizzino il centro storico, la sinergia con il privato per stimolare trasformazioni, nonché la riqualificazione delle interconnessioni pubbliche (vie e piazze)».

L’architetto Jacopo Rettondini ha sintetizzato il suo progetto, denominato “Legnago New Renaissance”, che punta sulla rigenerazione urbana tramite la riqualificazione del parco quale cerniera di connessione tra il centro storico, la frazione di Terranegra (a nord) e il quartiere di Casette (a sud). Il progetto punta su una revisione della mobilità prevedendo spazi importanti per la mobilità lenta, su una razionalizzazione del patrimonio immobiliare esistente e su una riqualificazione degli spazi pubblici esistenti quali “asset” di crescita per l’intera città. Anche Rettondini concorda sulla necessità di piani di recupero condivisi tra pubblico e privato, al fine di liberare spazi e far emergere la nuova visione della città. «il ponte sul Bussè – afferma – può diventare uno spazio pubblico da vivere, così come il parco comunale, attualmente poco vissuto, e la darsena del Bussè, attualmente in una parte della città che nelle ore serali perde vita».

Il presidente della Fondazione Fioroni, Luigi Tin, sostiene che, a suo avviso, i punti di forza di Legnago risiedono in due aspetti fondamentali: nella natura (auspicando, a tal proposito, una migliore valorizzazione del fiume Adige) e nella cultura dove, oltre al museo Fioroni, al Centro ambientale archeologico e al Teatro Salieri, va annoverata anche la chiesa di San Salvaro che potrebbe essere inserita nei principali circuiti turistici del nostro territorio. «Proporrei inoltre – dichiara Tin – un’attenzione al tema enogastronomico, dove a mio modo di vedere, pur non essendo favoriti rispetto alla Valpolicella e al Lago di Garda, abbiamo anche noi alcuni prodotti su cui si può lavorare”.

L’architetto Eugenio Bacchilega ritiene che, attualmente, i negozi del centro storico di Legnago stiano subendo l’influenza negativa dei centri commerciali ubicati all’esterno, constatando come, in particolare negli isolati che confinano con via Avrese, via Roma, Piazza Garibaldi e via Matteotti, le aree interne siano piuttosto degradate. Il suo consiglio, quindi, è di realizzare di effettuare interventi di riqualificazione concordati con i proprietari. Bacchilega pone inoltre l’attenzione sul tema del parco, facendo presente come esso susciti un grande interesse nelle ore diurne ma, al contempo, diventi una grande barriera nelle ore notturne. «Questa ambivalenza – ammonisce – deve essere superata con la riqualificazione del parco». L’architetto conclude il suo intervento sostenendo che a Legnago manca una casa-albergo per anziani autosufficienti, e che una struttura di questo tipo dovrebbe essere prevista nell’ottica di una riqualificazione cittadina.

Paolo Caldana di Confcommercio Verona ha apprezzato l’attenzione prevista dal piano all’accessibilità e alla mobilità dolce, così come lo spunto dell’architetto Frison sul tema dell’uso temporaneo degli spazi pubblici in difformità da quanto previsto dal Piano. «La rigenerazione urbana – assicura – può portare ad un miglioramento della qualità del commercio attraverso aggregazioni territoriali e di attività».

L’intervento conclusivo di Nico Dalla Via, presidente dell’associazione di commercianti “Vivilegnago”, si è concentrato sul nuovo modo di fare commercio, in coerenza con il piano: «E’ necessario cambiare modo di avvicinarsi al centro storico, e cambiare uno spirito imprenditoriale improvvisato, attraverso l’identificazione di nuove attività che siano in qualche modo rivoluzionarie per il centro storico, al di fuori dello standard. Il commercio non si inventa ma si fa». In quest’ottica, Dalla Via apprezza il tema della rigenerazione urbana quale volano di appetibilità per le nuove attività. «La pandemia – prosegue – ha accelerato certi tempi di forte sofferenza delle aziende; questo aspetto si nota in modo particolare a Verona, ma l’accelerazione c’è stata anche qui in Provincia». Dalla Via portando l’esempio di alcuni Paesi orientali, nei quali la riqualificazione dei centri commerciali dismessi ha consentito di creare network che propongono una distribuzione garantita dei prodotti in un arco temporale di 30 minuti.

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