Cronaca & Attualità

Nasce “Archi”, una piramide che rappresenta gli architetti scaligeri

Nei giorni scorsi è ufficialmente nata “Archi”, una piramide da costruire che riporta il simbolo degli Architetti di Verona. Progettata dall’Ordine degli Architetti scaligeri, la piramide rappresenta una “A” colorata con i colori primari che ricordano le diverse aree di competenza della professione: blu per la governance e l’amministrazione, rosso per il restauro e la tutela, giallo per il design e la creatività e verde per il territorio e il paesaggio.

Nel corso del 2023 – ovvero nell’anno in cui ricorre il centenario dell’Ordine – Archi, progettata dall’architetto Massimo Barba, sarà distribuita in punti nevralgici della città in totem alti 2,50 metri per ricordare la presenza degli architetti sul territorio.

«L’Ordine degli architetti di Verona nel 2023 compirà cento anni», spiega il presidente Matteo Faustini, «ed è il momento giusto per fare un paio di riflessioni sul ruolo dell’architetto. Una volta c’era l’architetto “A”, il progettista, colui che passava la quasi totalità del tempo a progettare e a sviscerare nodi tecnologici e stilistici, scegliere forme, materiali e atmosfere. Poi c’era l’architetto “B”, il project manager, potremmo dire il direttore lavori, ma era molto di più, era colui che affrontava e gestiva tutti gli aspetti realizzativi e programmatici del progetto e del cantiere. Preventivi, gestione delle ditte, organizzazione del cantiere, implicazioni costruttive e problem solving di ogni genere. Infine c’era l’architetto “C”, il pubblic relation manager, colui che faceva sì che lo studio avesse incarichi, dialogava con le amministrazioni per ottenere i permessi edilizi necessari, comunicava le capacità dello studio, e incontrava potenziali clienti e organizzava la partecipazioni a concorsi pubblici, eccetera».

«Erano tutti e tre validi architetti ma con ruoli e nature completamente differenti», sottolinea, «L’architetto è stato travolto da una serie incredibili di nuove ottemperanze e inoltre è stato travolto nel frattempo da altre tre valanghe dell’inizio terzo millennio: la crisi, l’aumento della concorrenza e l’eliminazione dei tariffari minimi di legge. Come conseguenza molti architetti oggi per “farcela” devono fare un po’ di tutto, conoscere un po’ di tutto e offrirsi per un po’ di tutto».

«A mio avviso oggi l’architetto è diventato troppo spesso un tecnico generalista, capofila di un carrozzone complesso di burocrazie e problematiche di cantiere sempre nuove. E lo spazio temporale per progettare davvero? O scegli di ricavartelo con le unghie o non c’è. Per questo abbiamo ideato Archi che rappresenta la nuova figura di architetti che vogliamo diventare», conclude Faustini.

«Archi vuole essere l’inizio di una nuova comunicazione del ruolo che dovrebbero avere al giorno d’oggi gli architetti», afferma Elena Cavallo, componente del Consiglio dell’Ordine, «un promemoria da diffondere in luoghi diversi pubblici e privati per lanciare il messaggio chiaro che gli architetti ci sono. Gli architetti di Verona vogliono riprendersi il ruolo culturale di cura, di progettazione, di costruzione della visione della città e del territorio veronese che purtroppo, in questi ultimi anni ha perso la fiducia nella costruzione di un futuro assieme».

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