Arte & Cultura

Legnago, lo spettacolo “Maria, l’ultima mecenate” celebra la figura della fondatrice del museo Fioroni

«Ero ancora bambina quando nelle valli che si estendono a sud di Legnago vennero alla luce delle tombe romane. Fui felice quando, per le mie insistenze, potei avere un vasetto di vetro verde. Non permisi che fosse lavato. Da quel vasetto, che ancora conservo e da quella passione di bambina, ebbe origine il museo».

Si è aperto con queste parole di Maria Fioroni l’evento intitolato “Maria, l’ultima mecenate”, svoltosi domenica sera nel cortile della Fondazione Fioroni; lo spettacolo – scritto dal Federico Melotto e prodotto da “Orizzonti teatrali – Cantiere delle arti” era dedicato alla mecenate legnaghese, fondatrice del museo che porta il suo cognome.

Attraverso la voce del direttore della Fondazione Fioroni, Federico Melotto, l’interpretazione di Giovanna Tondini e Pierangelo Bordignon e le musiche del cantautore Leonardo Frattini, è stata ripercorsa in modo magico tutta la vita della storica, archeologa e filantropa “innamorata di Legnago”, che con tenacia e passione trasformò il palazzo di famiglia in un museo dedicato a raccontare la millenaria storia della sua città.

«Dovremmo ammetterlo con onestà», afferma Melotto, «il pensiero che tutto abbia avuto inizio da un piccolo vasetto antico di colore verde, che ha plasmato un’esistenza intera dedicata alla ricerca, fatta di concreti enormi sforzi economici, quasi ci spiazza e ci coglie increduli, incapaci di comprendere. Eppure tutto iniziò così. Una bambina e quello strano oggetto che le sembrò provenire da un mondo lontano e fantastico, che le infiammò il cuore e la fantasia. La sua storia è talmente esemplare ed unica che non può che essere nata così, da un sogno di bambina».

Ultima di sei figli di una famiglia della ricca borghesia di origini toscane, Maria Fioroni si trasferì a Legnago quando aveva cinque anni. Iniziò da ragazza la sua passione per la storia antica, inseguendo gli agricoltori e collezionando dapprima i corredi funebri romani rinvenuti nelle valli durante le arature dei contadini, le armi risorgimentali dopo. Con l’aiuto dell’amata sorella Gemma, rimasta vedova a 35 anni, non si stancò mai di rincorrere il suo sogno, nemmeno quando a 60 anni fu costretta a scappare in Brianza con tutti i reperti del museo dopo che le SS avevano occupato Palazzo Accordi.

Il suo sogno si concretizzò il 15 luglio 1955, quando donò alla costituenda Fondazione Museo Fioroni le sue intere collezioni e buona parte del patrimonio di famiglia. Nel 1959 decise inoltre di creare a Legnago una biblioteca pubblica, inaugurata nel 1964 nelle ex rimesse e stalle del palazzo. L’instancabile dedizione di Maria alla città di Legnago e alla storia è stata riconosciuta e premiata con la sua nomina a Cavaliere e Commendatore della Repubblica e con la medaglia d’oro del ministero dell’Istruzione per i benemeriti della cultura e dell’arte.

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