Arte & Cultura

Con il libro “Binari a Cologna Veneta” Federico Carbonini racconta la storia di un’ex ferrovia e di un’ex tranvia

Federico Carbonini, nel corso degli anni, è diventato un nome conosciuto tra gli abitanti della Pianura veronese in virtù del suo attivismo per la tutela del territorio. La “battaglia” a cui, a partire dal 2013, il perito meccanico originario di Cerea si è dedicato anima e corpo è quella che ha come obiettivo la realizzazione di una pista ciclo-pedonale sul tracciato della vecchia linea ferroviaria Treviso-Ostiglia, al fine di preservarne il valore storico-culturale.

Recentemente Carbonini ha scritto un libro intitolato “Binari a Cologna Veneta”, pubblicato da Edizioni03; il volume, che è disponibile nel sito web della casa editrice, sulle piattaforme di e-commerce Amazon e eBay e, su richiesta, nelle librerie, riprende il tema della valorizzazione della memoria.

«Cologna Veneta, nel corso della storia, è stata interessata da due infrastrutture su binario: la ferrovia Ostiglia-Treviso e la tranvia San Bonifacio-Lonigo-Cologna Veneta, ora dismesse», afferma l’autore. «In questo libro», spiega, «vengono raccontate le storie, le vicende e gli aneddoti che hanno caratterizzato l’ex ferrovia e l’ex tranvia dal momento dall’apertura sino alla chiusura definitiva. Tra i personaggi più influenti nella storia colognese di queste ex linee ci sono Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga, Leopoldo Pullè, Florindo Masiero e Ugo Mioso. All’interno del volume vengono raccontate le loro vite, mostrando l’impegno che hanno profuso verso Cologna Veneta con anche alcune foto a corredo. Gli articoli di giornale e le foto dell’inaugurazione mostrano una cerimonia importante per l’apertura dell’Ostiglia-Treviso, ferrovia considerata strategica da un punto di vista militare e commerciale».

La copertina del libro “Binari a Cologna Veneta”

«L’attivazione della ferrovia», argomenta, «è avvenuta in due fasi: nel 1925 l’apertura della tratta Legnago-Cologna Veneta e nel 1928 l’apertura della tratta Cologna Veneta-Poiana di Granfion, poi rinominata in stazione di Grisignano di Zocco. La Seconda guerra mondiale ha colpito pesantemente l’Ostiglia-Treviso e anche a Cologna Veneta ci sono stati danni sulla ferrovia a causa del conflitto, seppur di entità minore rispetto ad altre tratte. Dopo la fine degli eventi bellici, la stazione ferroviaria di Cologna Veneta ha ricevuto degli attestati per l’abbellimento degli impianti, a dimostrazione dell’importanza che aveva l’infrastruttura. Venne inoltre attivata una fermata ferroviaria per soli passeggeri, al casello denominato San Sebastiano/Asigliano. Il trasporto merci, documentato dalle foto, segna l’ultimo periodo di esercizio della ferrovia. La tranvia, più antica e più centrale per il colognese rispetto alla ferrovia, è stata molto utilizzata tra ‘800 e ‘900 in quanto era l’unica infrastruttura su binario che univa il comune alla ferrovia Milano-Venezia nel comune di Lonigo, con diramazione per la stazione di Locara, e di San Bonifacio».

«Lo zuccherificio in località Sabbion», sottolinea, «è stato fondamentale per lo sviluppo commerciale e demografico di Cologna Veneta; è stato raccordato prima con la tranvia, permettendo lo scambio di merci con lo stabilimento di San Bonifacio, e poi tra la ferrovia e lo stabilimento di Legnago. Per il raccordo tranviario vi era un regolamento specifico per l’attraversamento del centro paese, percorso necessario, prima dello spostamento a est del fiume Guà, per raggiungere Sabbion. Vi sono infine anche due progetti di linee ferroviarie per il colognese mai portati a compimento, che tuttavia sono stati studiati e valutati».

«Ad arricchire i racconti, come ulteriore prova testimoniale degli avvenimenti, sono presenti oltre 90 foto storiche, più di venti immagini tra cartine e disegni tecnici d’epoca ed una trentina di documenti. Si può inoltre trovare un’importante quantità di dati tecnici, sia per la ferrovia che per la tranvia, inseriti per fornire un quadro completo e dettagliato delle argomentazioni trattate e far emergere a 360 gradi il valore storico di queste linee», conclude Carbonini.

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