Politica

Villa Bartolomea, la Giunta e le minoranze litigano sul Piano triennale delle opere pubbliche

Uno sforzo per dotare il territorio di alcuni servizi essenziali in ambito sociale ed educativo, oppure un tentativo frettoloso di ottenere dei finanziamenti statali? Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio comunale, svoltasi sabato 24 aprile, la Giunta e le minoranze hanno valutato in modo diametralmente opposto la seconda modifica al Programma triennale delle opere pubbliche 2021-2023. «In questa seconda variante», esordisce l’assessore ai Lavori pubblici e all’Edilizia, Mirella Borin, «viene un po’ modificato, dal punto di vista organizzativo, il progetto relativo al Centro servizi di Carpi, poiché è uscito un bando ministeriale».

«La prima variazione al Programma triennale delle opere pubbliche 2021-2023 si concentrava soprattutto su lavori di messa in sicurezza per quanto attiene alla viabilità mediante delle asfaltature», ricorda, «Quella odierna tiene conto degli obiettivi prioritari assunti da questa Amministrazione nei confronti di scuola e famiglia, la cui traduzione pratica è la realizzazione del Centro servizi di Carpi e di un nuovo asilo nido a Spinimbecco. Queste sono volte al miglioramento della vita dei nostri concittadini; mirano alla riqualificazione del territorio, e in particolar modo delle frazioni». «Per la loro realizzazione si dovrà fare affidamento sulle risorse comunali, ma sopratutto su contributi regionali e statali», ammonisce.

«A tal proposito», aggiunge, «il 23 marzo è stato pubblicato un bando emanato congiuntamente dal ministero dell’Interno e dal ministro dell’Istruzione, in collaborazione con il ministero dell’Economia e delle finanze e il Dipartimento per le politiche della famiglia, che scadrà il 21 maggio. Si è configurato la possibilità di partecipare con il Centro servizi di Carpi, poiché alcune caratteristiche del progetto ben si prestano a soddisfare le richieste del bando. L’asilo nido, invece, pur essendo nei nostri programmi non è ancora definito nelle sue linee progettuali; per questo, dato che pensiamo che ci saranno nuove opportunità di contributi, ci presteremo in tempi brevi a definire tutti gli aspetti progettuali, secondo le esigenze avanzate sia dal corpo insegnanti che dai genitori».

L’assessore si è poi soffermata sul futuro Centro servizi di Carpi: «Il progetto è stato diviso in due stralci funzionali. A partecipare al bando sarà il Centro polifunzionale per la famiglia, che è quello che dà su via Borgo della Chiesa; la struttura si legherà con il parco di via Guido Casara. Il Centro per l’aggregazione nella comunità è stato anch’esso inserito in questa seconda variante ma, non essendo funzionale al bando, è stato tenuto distinto dal Centro polifunzionale per la famiglia».

«Con questi due centri intendiamo rafforzare il continuum educativo tra scuola e famiglia. Saranno luoghi di ascolto, di orientamento, di supporto, capaci di dare risposte nuove alle necessità delle famiglie e ragazzi», annuncia Mirella Borin.

«Mi permetto di avanzare una critica a quello che, secondo la mia personale opinione, è il vostro “navigare a vista”», afferma il capogruppo di “Villa Bartolomea unita”, Giacomo Soardo. «Il bando ha stravolto alcune delle vostre priorità», osserva, «Ben vengano i finanziamenti statali, ma alla base ci deve essere una progettualità. Il Centro polifunzionale per la famiglia assolve a delle funzioni ben precise, non può essere utilizzato per finalità “eterogenee”. Richiederà personale, competenze e risorse di cui il Comune non dispone. Chi lo gestirà? Verrà affidato a qualche associazione o fondazione? Stiamo parlando di una realtà importante da 1.400.000 euro. Faccio anche un’altra critica, stavolta di natura “tecnica”, che riguarda l’asilo nido. Come ha anticipato il sindaco, dovrebbe sorgere su un lotto di terreno che si trova dietro l’asilo nido attuale, che non è di proprietà del Comune ma bensì della Curia. Mi domando, dunque, se allo stato attuale si possa inserire il progetto nel Piano triennale delle opere pubbliche».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il capogruppo di “Liste unite”, Mirko Bertoldo. «Assessore Borin, io vedo poche idee e pure confuse», attacca, «Quindici giorni fa siamo venuti in aula per discutere di un progetto. Nei giorni seguenti spunta un bando, e quel progetto cambia in modo significativo. Quelle da voi proposte sono le risposte che servono veramente alla razione di Carpi e ai suoi abitanti oppure, dopo quattro anni in cui le frazioni sono state completamente abbandonate a loro stesse, si tratta di un modo per poter affrontare la prossima campagna elettorale rivendicando di aver fatto qualcosa?». «So che durante il suo mandato ha incontrato delle difficoltà», incalza, «voci di corridoio raccontano di litigi e tensioni interni alla Giunta. Io credo che quanto illustrato oggi non sia stato condiviso con la cittadinanza».

«Il progetto non è stato stravolto, perché erano già stati previsti degli spazi nei quali fornire un servizio sociale alle persone», replica Mirella Borin. «Non parlerei di stravolgimento, ma di integrazione. Il progetto è stato migliorato sotto il profilo tecnico, architettonico e anche sociale», spiega. «Lei può raccontarmi ciò che vuole, ma io non sono di questo avviso», ribatte Bertoldo.

«Il bando», puntualizza il primo cittadino Andrea Tuzza, «prevede dei punteggi, quindi il progetto va calibrato con attenzione per ottenere un punteggio alto e accedere così al finanziamento. È un’occasione che si è presentata, e secondo me era doveroso cercare di sfruttarla. Il Centro polifunzionale per la famiglia è un’opera ambiziosa, che va nella giusta direzione. Quando sarà ultimato si vedrà di gestirlo al meglio, anche dando vita a forme di collaborazione soggetti terzi. Riguardo all’asilo nido, già da tempo è stato aperto un dialogo con l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero il quale, in ragione della sua “mission”, è estremamente sensibile alla realizzazione di opere pubbliche che, come in questo caso, vanno a favore dei bambini. Averlo inserito nel Piano delle opere triennale è l’inizio di un iter, perché esplicita una volontà da parte dell’Amministrazione. Infine, respingo al mittente l’accusa di aver abbandonato le frazioni. Abbiamo incontrato delle difficoltà frutto dei problemi di bilancio, a cui si è poi aggiunta l’emergenza Covid-19».

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